Ho visto un tramonto da te, senza te, un tramonto come quelli miei, quelli che non vedo da secoli, meno ampio dei miei ultimi e più dei miei penultimi, il tramonto che mi hai voluto regalare, stando in disparte come spesso fai, col tuo calice fra le mani e l'odiata miccia fra le dita. Più rumoroso di ogni mio tramonto, se escludo Roma mia bella e tutto il caos insopportabile e amato.
Come te, insopportabile e amato oltre ogni logica irrazionalità.
Tu che ci sei quando vorrei che andassi via e che sparisci, come ora, che vorrei tenerti qui oltre il lecito, oltre la me che sempre hai visto e conosciuto.
Ci sono infinite gru e nuvole e un futuro incerto che domani sarà già nervi tesi e che solo tu potrai distendere come sempre fai e come mai, mai, vorrei mi rinfacciassi.
Oltre tutto il dolore che ti provoco, ci sono, anche quando, clandestina di me, nascondo ogni mio gesto.
io mi ricordo che qualche tempo fa si parlava.
Si parlava nelle case ma anche fuori nelle piazze, si discuteva, si discuteva di tutto, il mondo, la politica, la vita, i fatti personali, insomma... si parlava... anche troppo! Poi, di colpo, niente!
No voglio dire altre cose: il tennis, i vini del Reno, com'è la neve a Cortina... per carità
io non c'ho niente contro la montagna e neanche contro il tennis o il cricket o lo squash.
Secondo me per essere bravi in quegli sport lì non è che bisogno essere proprio imbecilli,
però aiuta!
(G.)