la più bella T-shirt vista alla Modcon.
Chi ha giocato a
Dungeons&Dragons e derivati apprezzerà.
bei tempi, quando i bonzi si davano fuoco da soli...
In American beauty, Kevin Spacey sotto la doccia pensava questo è il culmine della mia giornata. d’ora in poi andrà sempre peggio. Almeno lui era nella doccia di casa sua, non nel bagno di uno studio medico, con un barattolino nella mano, i gioielli di famiglia nell’altra, e un coperchio, quello del barattolino, che barcolla pericolosamente su un ginocchio, unico appoggio disponibile.
Sono quei momenti nella vita di un uomo in cui, come re Theoden al fosso di Helm, ci si chiede “come siamo giunti a questo?” e non si trovano risposte.
Così ripenso all’ultima mezz’ora, dall’arrivo allo studio medico all’ingresso nella toilette.
La dottoressa che chiede perché fa questo esame – risposta pensata: ho mal di gola, risposta reale: lo chieda al suo collega che me lo ha prescritto – e poi mi mette in mano un barattolino impacchettato che sembra un giocobox di McDonald, da 100 millilitri. Cento millilitri? Quanti giri devo fare? Ma non vede che ho già le occhiaie di mio?
La segretaria che indica il bagno sottovoce, ma con aria professionale. Ci mancava anche che sghignazzasse come l’altro giorno, quando alla domanda quanto tempo ci vuole (io intendevo per gli esiti dell’esame) ha risposto dipende da quanto ce ne mette.
Il bagno che è occupato, e la segretaria che con aria meno professionale mi informa che c’è un paziente che ci sta mettendo più del previsto. Mi accomodo in sala d’aspetto. Ci fosse una copia di Panorama, potrei approfittare delle tette in copertina, invece niente. Solo Scienza e vita e Qui Touring. Rimpiango il mio barbiere, che tiene la Gazzetta dello Sport e soprattutto Cronaca vera.
Vi risparmio le difficoltà di concentrazione prima, di angolazione e di mira poi.
Se siete maschi, potete capirmi.
Uscito dal bagno, la dottoressa mi indica un macchinario che sembra un sismografo, con uno sportellino trasparente. Lo metta lì, dice. Ha il tono di una suora che sorprende un dodicenne in collegio: ma che fa, vuole farmi sentire in colpa?
La dottoressa dice ci vorranno 7/10 giorni lavorativi per gli esiti, e si congeda senza stringermi la mano. Sono tentato di dirle è l’altra, uso la sinistra. Ma poi rinuncio e imbocco la porta per andarmene.
La segretaria mi grida signore, non abbiamo finito. Traduzione: pirla, non hai pagato.
Centocinquantuno virgola trenta euro (il bollo) per farmi una sega.
La prossima volta vado a puttane.
Il bianco si copre di Rosso, e la notte scoppia in lacrime.
Il silenzio raschia, la Voce è morta, restano le ciglia.
La Signorina Non Abbastanza dice "non farlo mai più".
E poi mi addormento, mentre aspetto di svegliarmi.
Ho messo un po' di sogni in una scatola. Cose piccole, altrimenti non ci sarebbero entrate: il dvd della Ecw, l'abbonamento a teatro, una bottiglia di vino, le lenzuola fresche di bucato, un numero di telefono, qualche bacio, tutti i sorrisi che mi erano rimasti, e molte ore di sonno.
Intanto ascolto Ligabue, e aspetto.
Un mese passa in fretta, dicono.
Sono questi minuti, che non passano mai.