da qualche giorno ho la tentazione di aprire anch'io un blog pro anoressia. Oramai è di moda come avere un amico ebreo negli Usa o la bandiera tibetana sul balcone, anche se la Cina li ha invasi cinquant'anni fa ma noi ce ne siamo accorti solo una settimana prima delle Olimpiadi, quando un rompicoglioni sudafricano con le gambe di titanio berciava perché voleva gareggiare anche lui, che se fossi stato Automan e Supercar avrei preteso a mia volta l'ammissione.
Un blog in cui posto le mie foto e i miei menu, qualcosa tipo: pranzo, 200 grammi di fusilli all'amatriciana e sei costine impanate; cena120 grammi di spaghetti allo scoglio e due branzini da 250 grammi l'uno, che uno da 500 in pescheria non c'era, ma uffa perché non riesco a dimagrire (sono 72 kg per 184 cm) k k k ?!? NB: le k sono in fondo alla rinfusa perché non sapevo dove posizionarle, ma ho notato che sono parte integrante di un blog pro ana, assieme ad altre abbrevizioni comprensibili solo a pochi iniziati come Dda, A&B (anoressia e bulimia?), cgil cisl e uil.
Poi ho pensato che il problema è grave, diffuso - soprattutto su splinder, dove questo sciame di dementi si spalleggiano l'una con l'altra per vedere quella che vomita più spesso - e non è il caso di farci dell'ironia sopra.
Perché il fenomeno è esploso in questo modo ora? E' solo la nostra percezione che è cambiata? E' come con l'omosessualità? Mia nonna diceva che quando lei era giovane non c'erano tutti questi invertiti in giro, e io le rispondevo nonna, c'erano, solo che indossavano la tonaca che li nasconde meglio. Del resto, per indossare impunemente i mocassini rossi di Prada puoi solo essere papa, o gay, o entrambe le cose.
Eppure io tutte queste anoressiche in giro non le vedo. Vedo un fiorire di taglie 48/50 entrare tronfie da McDonald, che se mia figlia fosse ridotta così a 15 anni la affogherei nel barattolo dello strutto; vedo qualche branco di emo che sembrano scappati dalla sposa cadavere e mi chiedo quanto tempo impiegano a prepararsi prima di uscire di casa, un paio di tedeschi con sandali e calze che a Milano d'estate non mancano mai, e una francesina con una manicure da ghigliottinarla, che alternava il french a stilizzate palme verdi secondo uno schema cui forse dovrei dedicare un post apposta.
Ma la mia personale galleria degli orrori finisce qui, anche perché non mi ricordo più di che cosa volevo parlare.
Casa di Giulietta. Lo sguardo del custode Alvaro - con quel fisico scolpito nella mozzarella di bufala, non può che chiamarsi Alvaro - è eloquente. "Che cosa ci faccio qui?" si chiede, osservando lo sciame di turisti - perlopiù giapponesi, quindi extracomunitari - che andirivengono sopra e sotto il balcone più famoso della letteratura inglese.
Altro che "perché sei tu Romeo?". "Perché son io Alvaro?" si domanda, osservando l'ennesimo vandalo che palpeggia la statua di Giulietta nel cortile, il cui seno destro (tradizione vuole porti fortuna in amore), è stato levigato da generazioni di innamorati respinti.
Dal balcone, una teutonica Giulietta sorride beata, ignorando che il davanzale da cui ammicca è poco più vecchio di lei, e che la vicenda è di pura fantasia, anche se la sua carta di Verona indica chiaramente che la tomba di Giulietta la attende poco lontano, nel Museo degli affreschi.
Nel frattempo, sul belvedere di castel San Giorgio due innamorati si baciano.
Lui è padovano, lei svedese. Chissà se le famiglie hanno un dialogo migliore di Capuleti e Montecchi. A Verona, al tramonto, tutto è possibile. Anche sentire van de sfroos cantare il lago di Como.
(nella foto, una sulfurea giulietta dispensa baci dal balcone di casa, chi c'è c'è)