Sulfureo is online

trovo molto interessante la mia parte intollerante. ma anche tutte le altre parti, a essere sincero.

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"Vorrei poter morire cosi', una sera, sotto un cielo rilucente di rosa, dicendo una buona battuta per una bella causa."

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giovedì, 30 aprile 2009

Milano

"era una volta una città dura, ma anche affettuosa, ironica, partecipe. L’imperatrice Maria Teresa aveva lasciato il segno di una buona amministrazione che fu recepita nei secoli; il socialismo umanitario primonovecentesco, nutrito da una borghesia avanzata, aveva dato vita a modelli comunitari d’avanguardia, si era preoccupato del futuro dei giovani aprendo scuole d’arti e mestieri, aveva capito l’importanza di costruire case popolari nel centro della città, aveva caldeggiato la nascita di villaggi operai e fondato associazioni di mutuo soccorso. Memorie stridenti in un tempo di degrado civile e di restaurazione politica.

Il Duomo, la neve
ora è una città incattivita, priva di umani abbandoni, che ha cancellato anche il suo linguaggio e ha nascosto chissà dove il suo antico spirito solidale."
postato da: sulfureonline alle ore 18:04 | link | commenti (4)
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lunedì, 27 aprile 2009

per un amico in più

ok, ma io mi chiedo: Riccardo, andresti a piedi a Bologna,

ma partendo da dove?
postato da: sulfureonline alle ore 13:35 | link | commenti (2)
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giovedì, 23 aprile 2009

Dabliù-dabliù-eff!

Per un certo periodo, il World Wildlife Fund e la World Wrestling Federation
(naturalmente io sono socio di entrambi) hanno avuto lo stesso acronimo.
Poi la querelle si è risolta per vie legali, e l'obbligo, per i wrestler, di cambiare sigla.

Pochi sanno però che per quel periodo le due associazioni hanno utilizzato un logo comune:
questo, scovato sul blog http://wolandest.blogspot.com/ che trovo doveroso citare.

wwf
postato da: sulfureonline alle ore 15:19 | link | commenti
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Non è da me, ma...

questo non potevo non postarlo. Dedicato a Ido.

postato da: sulfureonline alle ore 15:01 | link | commenti (2)
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martedì, 14 aprile 2009

Il museo delle torture

Il giorno di Pasqua ci siamo ritrovati a riflettere sull'innata capacità dell'uomo di torturare i propri simili. Primo esempio, la crocifissione: una pena usuale al tempo dei Romani, ma che noi oggi conosciamo solamente perché utilizzata per Gesù. Non fosse stato per Pilato ed Erode (uno se ne lavò le mani, l'altro lascio che gliele consumasse il vento), non immagineremmo di poter uccidere un uomo per soffocamento issandolo su una croce e piantandogli chiodi nei polsi e nei piedi. Già, soffocamento: il peso del corpo ti schiaccia pian piano, e non è il dolore a ucciderti, né il dissanguamento. Un lavoro di fino, insomma. Molto scenografico. Ci hanno fatto su perfino un film splatter, The passion.

Del resto i Romani non erano secondi a nessuno quando si trattava di escogitare preliminari di morte: basti pensare ai leoni del circo e ai condannati chiamati ad affrontarli a mani nude. Poi oggi ci scandalizziamo per quel che fa un pitbull a un bambino di 4 anni, senza renderci conto che anche quello è un piccolo circo, e in fondo il bambino si risparmia la vista di Moira Orfei.

Nonostante questi esordi di alto livello, l'arte della tortura si è andata via via raffinando nei secoli, grazie anche al tribunale dell'Inquisizione, che inventò chicche come la vergine di Norimberga (probabilmente così chiamata perché perdeva sangue ogni volta che veniva usata) o il cuneo. Il cuneo era una sorta di piramide su cui veniva seduta a gambe divaricate la vittima – quasi sempre una donna. Il cuneo come da sua natura si incuneava sempre più, grazie anche a due pesi legati alle caviglie della malcapitata, che i primi istanti riusciva anche a vederci un lato positivo, ma alla fine veniva squartata. Credo appaia evidente l'affinità tra la politica economica di Tremonti e l'effetto del cuneo fiscale sui contribuenti.

Un nobile cristiano della Valacchia, Vlad Tepes III, noto per avere ispirato a Bram Stoker la figura del conte Dracula, nei secoli bui del Medioevo si convinse che il modo migliore per respingere i Turchi era dimostrarsi crudele come loro, e iniziò a sua volta a impalare i nemici ottomani che tentavano di conquistare l'Europa orientale. La storiografia dell'epoca fu impietosa e fece passare alla storia lui come Impalatore, mentre il Saladino fu solamente definito Feroce e finì, tra l'invidia di tutti, perfino sulle figurine Liebig. E Vlad Tepes III? Nemmeno negli Sgorbions.

Oggi che ci definiamo civili, dimentichiamo di aver raggiunto l'apice della tortura per un uomo. Uno strazio lento e ininterrotto, a tratti incomprensibile, che può durare anche cinquant'anni e si conclude sempre e inevitabilmente con la morte: il matrimonio.
Certo, qualcuno la considererà una battutaccia maschilista, ma come altro volete definire (solo per fare un esempio) due ore ininterrotto di strilli minacce e pianti per farsi consegnare una carta di credito da utilizzare per acquistare qualcosa che costerà il doppio di quanto dichiarato e dopo l'acquisto non verrà mai utilizzato "perché non mi hai dato abbastanza tempo per pensarci quando ero nel negozio"?
postato da: sulfureonline alle ore 17:19 | link | commenti (2)
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mercoledì, 08 aprile 2009

Dell'utilità di internet (fèisbuk, emmessenne, eccetera...)

postato da: sulfureonline alle ore 14:35 | link | commenti
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venerdì, 03 aprile 2009

Un progetto di vita

Io sono un lavoratore a progetto. Io lavoro a progetto. Collaboro. Arrivo, prendo in mano un lavoro (un giornale, un articolo, uno stand in fiera) e quando è finito mi pagano e me ne vado. Certo, se fossi stato bravo, bravo davvero, mi avrebbero assunto.
Ma quasi sempre è stato bello e ne è valsa la pena.

Io sono un innamorato a progetto. Io amo a progetto. Arrivo, porto avanti una relazione, ci metto testa cuore tempo, pazienza e difetti. Qualche volta si sfora dal progetto, ma in linea di massima si resta negli accordi. Tre mesi, sei mesi. Il periodo di prova, in genere, è di trenta giorni, replicabile. Una delle formule più richieste è la sostituzione, finché il titolare non subentra. Sì signorina, è un rapporto esclusivo, non deve spendere di più. Sui baci c'è la franchigia, oltre una certa soglia si pagano extra. Ha ragione, quelle clausole andavano scritte più in grande. No, non sto cercando di fotterla. Non in quel senso, almeno. Certo che sono innamorato, è espressamente indicato qui al punto 2, vede? E quando è finita mi dicono grazie, davvero, e se ne vanno.
Certo, se fossi stato bravo, bravo davvero, mi avrebbero assunto. Ma quasi sempre è stato bello e ne è valsa la pena.

Io sono un amante a progetto.
Io scopo a progetto. Quanti orgasmi signorina? Glieli incarto? No, oggi li abbiamo finiti. Prenda il numerino. No, non deve chiedermi che cosa mi piace. Grazie, signora, e buona giornata a lei.
Alla fine mi alzo, mi rivesto e me ne vado. Certo, se fossi stato bravo, bravo davvero, mi avrebbero assunto. Anche se su questo settore la concorrenza è forte ed è già tanto avere accordi settimanali. Ma quasi sempre è stato bello e ne è valsa la pena.

Siamo nel terzo millennio, è l’era di Facebook e di E-bay, l'epoca del Love on demand. Perché non ci sono i soldi. Perché non ci sono gli spazi né i tempi. Perché non ci sono i sentimenti, o meglio ci sono ma è meglio tenerli sottochiave, prima che si sgualciscano, invecchino, perdano di valore. Che non sono cose per tutti, ma solo per chi è assunto.

Siamo nel terzo millennio e viviamo a progetto.
Io vivo a progetto.
Speriamo che alla fine ne sia valsa la pena. Non saprei a chi fare causa.

postato da: sulfureonline alle ore 12:27 | link | commenti (4)
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